Approfondimenti
GIURISDIZIONE – ACQUE PUBBLICHE: 1. Giustizia amministrativa – Processo Amministrativo -Condizioni dell’azione: legittimazione e l’interesse a ricorrere -Nozioni distinte -Individuazione. 2. Atti che incidono in maniera diretta ed immediata sul regime delle acque – Giurisdizione – Tribunale Superiore Acque pubbliche – Sussiste. 3. Atti solo strumentalmente inseriti in procedimenti finalizzati ad incidere sul regime delle acque – Giurisdizione -Tribunale Superiore Acque pubbliche – Non sussiste. 4. Titoli edilizi e autorizzazioni paesaggistiche che hanno incidenza diretta e immediata sul loro normale deflusso delle acque rispetto alle aree circostanti – Giurisdizione -Tribunale Superiore Acque pubbliche – Sussiste.
1. Sulla base del dettato normativo (artt. 7 e 35, c.p.a.) e della esegesi datane dalla giurisprudenza
amministrativa (in particolare, Adunanza plenaria, sentenza 9 dicembre 2021, n. 22), la legittimazione
e l’interesse a ricorrere rappresentano, nel processo amministrativo, condizioni dell’azione
fondamentali e distinte, entrambe necessarie per l’ammissibilità del ricorso e per addivenire ad una
pronuncia di merito.
Più in particolare, la legittimazione a ricorrere costituisce il presupposto soggettivo dell’azione
amministrativa e si identifica nella titolarità di una situazione giuridica soggettiva qualificata e
differenziata che distingua il ricorrente dalla generalità dei consociati.
È anche bene chiarire che, ai sensi dell’art. 7, c.p.c., ai fini della sussistenza della legittimazione è
necessario, ma anche sufficiente, che l’appartenenza della situazione giuridica soggettiva pregiudicata
al ricorrente sia possibile, non anche certa, costituendo quest’ultima l’esito dell’accertamento nel
merito al quale è precipuamente destinato il processo.
L’interesse a ricorrere consiste, invece, nel vantaggio pratico e concreto che può derivare al ricorrente
dall’accoglimento dell’impugnativa. Questo requisito trova il suo fondamento nell’art. 35, c.p.a., e,
come chiarito dalla consolidata giurisprudenza, esso deve essere personale, concreto e attuale, cioè
caratterizzato dalla prospettazione di una lesione effettiva della sfera giuridica del ricorrente e
dall’utilità concreta che potrebbe derivare dall’eventuale annullamento dell’atto impugnato.
2. Secondo la giurisprudenza delle Sezioni unite, devono ritenersi devoluti alla cognizione del
Tribunale Superiore delle acque pubbliche tutti i ricorsi avverso i provvedimenti che concorrono, in
concreto, a disciplinare le modalità di utilizzazione di quell’acqua, onde in tale ambito vanno
ricompresi anche i ricorsi avverso i provvedimenti che, pur costituendo esercizio di un potere non
strettamente attinente alla materia delle acque e inerendo a interessi più generali e diversi ed
eventualmente connessi rispetto agli interessi specifici relativi alla demanialità delle acque o ai
rapporti concessori di beni del demanio idrico, riguardino comunque l’utilizzazione di detto demanio,
così incidendo in maniera diretta ed immediata sul regime delle acque.
3. Per converso, sono escluse dalla giurisdizione di detto Tribunale le controversie aventi ad oggetto
atti solo strumentalmente inseriti in procedimenti finalizzati ad incidere sul regime delle acque, le
quali non richiedono le competenze giuridiche e tecniche, ritenute dal legislatore necessarie –
attraverso la configurazione di uno speciale organo giurisdizionale, nella particolare composizione
richiesta- per la soluzione dei problemi posti dalla gestione delle acque pubbliche (così, Cass. S.U. n.
2710 del 2020; Cass. S.U. n. 18977 del 2017; Cass. S.U. n. 21593 del 2013; Cass. S.U. n. 24154 del
2013; Cass. S.U. n. 8509 del 2009; Cass. S.U. n. 23070 del 2006; Cass. S.U. n. 14095 del 2005).
16.6.-
4. Sulla base dei prefati principi, la controversia deve quindi essere devoluta al Tribunale Superiore
delle acque pubbliche, essendo in discussione la legittimità di titoli edilizi e autorizzazioni
paesaggistiche che, pur costituendo esercizio di un potere non strettamente attinente alla materia delle
acque e inerendo a interessi più generali e diversi rispetto agli interessi specifici relativi alla
demanialità delle acque o ai rapporti concessori di beni del demanio idrico (nello specifico, governo
del territorio), concorrono tuttavia in concreto a disciplinare le modalità di utilizzazione dell’acqua
pubblica, sotto il profilo della incidenza diretta e immediata sul loro normale deflusso rispetto alle
aree circostanti.
Consiglio di Stato, Sezione Settima, Sentenza 23 giugno 2025, n. 5425, con nota di G. Cassano in Guida al Diritto, n. 29 del 2025, pag. 36