Atti Amministrativi

1. In presenza di un esercizio consensuale del potere pubblico, la legge o la buona fede possono
imporre un obbligo di provvedere, senza che ciò escluda la natura bilaterale che connota gli accordi.
L’accordo in questione è infatti stipulato nell’esercizio di un potere pubblico, con la conseguenza che
l’attributo indefettibile di tale situazione giuridica non è quello della libertà, proprio della autonomia
negoziale, bensì della doverosità cui si ricollega l’obbligo di provvedere nei casi in cui sussista una
posizione differenziata e qualificata di pretesa ad una pronuncia espressa sulla proposta di stipula
dell’accordo. (1).
2. In presenza di circostanze sopravvenute rilevanti, il privato può chiedere al comune di rinegoziare
i contenuti della convezione urbanistica o di singole sue parti, in applicazione del principio di buona
fede e correttezza ex art. 1375 c.c., richiamato dall’art. 11, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n.
241, in forza del rinvio ivi contenuto ai principi del codice civile in materia di obbligazioni e contratti.
Inoltre, avendo il privato una posizione qualificata e differenziata in quanto parte dell’accordo, in
presenza di una istanza di riesame dei contenuti della convenzione, motivata in ragione di circostanze
sopravvenute, è ben possibile configurare un obbligo di provvedere in capo alla controparte pubblica
che non necessariamente sarà tenuta ad assicurare il bene della vita cui aspira la parte privata ma che
dovrà, in ogni caso, istruire l’istanza e motivare le proprie determinazioni nel rispetto del canone
generale di ragionevolezza e di proporzionalità. (2).
3. Non sussiste obbligo di provvedere del comune sulla istanza di rinegoziazione di una convenzione
di lottizzazione in presenza di circostanze sopravvenute rilevanti, qualora l’ente locale abbia in
passato reiteratamente ribadito il proprio interesse alla piena e integrale attuazione dell’accordo, nei
termini originariamente concordati, a fronte dell’inadempimento del lottizzante principale nella
esecuzione delle opere di urbanizzazione. Difatti, in tale situazione non è configurabile alcun obbligo
di buona fede e di cooperazione in capo al comune che subisce una situazione di grave e persistente
stallo, in pregiudizio dell’interesse pubblico alla corretta pianificazione dell’area. Peraltro, qualora le
opere pubbliche dedotte in convenzione risultino funzionali alla urbanizzazione dei lotti di proprietà
di altri contraenti (lottizzanti minori), è la stessa natura di accordo plurilaterale che osta ad una
rinegoziazione della convenzione sui cui contenuti ed obblighi altre parti fanno, da tempo,
affidamento per poter esercitare lo ius aedificandi inerente ai suoli in loro proprietà ricompresi nel
medesimo comparto.
(1) Conformi: Cons. Stato, sez. IV, 14 maggio 2024, n. 4321.
(2) Conformi: Cons. Stato, sez. IV, 30 dicembre 2022, n. 11734; 14 settembre 2023, n. 8328.

 

Consiglio di Stato, Sezione Quarta, Sentenza 11 novembre 2024, n. 9014, in Giurisprudenza Italiana, 2025, 3,636, con nota di Gabriele Serra “Dovere di provvedere e silenzio della p.a.: stato dell’arte e spunti interpretativi”.

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